Condannato a 20 anni il killer del farmacista avvelenato

Condannato a vent'anni di carcere dal tribunale di Milano Gianfranco Bona, l'imprenditore accusato di aver avvelenato il farmacista Luigi Fontana il 2 aprile 2012.
Il pm Carlo Nocerino aveva chiesto l'ergastolo per l'imputato, ma Luigi Gargiulo, il gup di Milano, ha escluso la premeditazione ed ha concesso all'imputato le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti contestate per l'uso del veleno. Il giudice Gargiulo ha anche disposto un risarcimento danni a carico di Bona: 150mila euro per la moglie del farmacista e 163mila euro a testa per le due figlie.
Bona ha fornito una versione del movente che non ha convinto i giudici. Nel processo con rito abbreviato, il presunto assassino ha spiegato che il farmacista "mi aveva prestato soldi con tassi usurari, io non riuscivo a restituirli e lui mi ha minacciato dicendomi "ti veniamo a prendere a casa", ma il pm ha spiegato che sì c'era un "rapporto usurario" tra la Fontana e Bona, ma che la versione dell'imprenditore è in parte credibile perché non si sa che cosa facesse dei soldi presi in prestito, visto che l'imprenditore non li metteva nell'azienda in crisi.
L'avvocato Daniele Melegari, che rappresenta assieme al legale Nadia Alecci i familiari della vittima, ha affermato in udienza che Bona ha cercato in tutti i modi di "calunniare e diffamare una persona che ha già ucciso" , presentando una "memoria difensiva in cui si è puntato solo a screditare e diffamare Fontana, mentre nessuna parola chiara è arrivata da lui su questi presunti prestiti ad usura". "Siamo stupiti per l'esclusione dell'aggravante della premeditazione, dato che l'imputato ha nascosto il veleno nel suo furgone per tre mesi e poi l'ha usato", ha dichiarato il legale.
Il pm Carlo Nocerino aveva chiesto l'ergastolo per l'imputato, ma Luigi Gargiulo, il gup di Milano, ha escluso la premeditazione ed ha concesso all'imputato le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti contestate per l'uso del veleno. Il giudice Gargiulo ha anche disposto un risarcimento danni a carico di Bona: 150mila euro per la moglie del farmacista e 163mila euro a testa per le due figlie.
Bona ha fornito una versione del movente che non ha convinto i giudici. Nel processo con rito abbreviato, il presunto assassino ha spiegato che il farmacista "mi aveva prestato soldi con tassi usurari, io non riuscivo a restituirli e lui mi ha minacciato dicendomi "ti veniamo a prendere a casa", ma il pm ha spiegato che sì c'era un "rapporto usurario" tra la Fontana e Bona, ma che la versione dell'imprenditore è in parte credibile perché non si sa che cosa facesse dei soldi presi in prestito, visto che l'imprenditore non li metteva nell'azienda in crisi.
L'avvocato Daniele Melegari, che rappresenta assieme al legale Nadia Alecci i familiari della vittima, ha affermato in udienza che Bona ha cercato in tutti i modi di "calunniare e diffamare una persona che ha già ucciso" , presentando una "memoria difensiva in cui si è puntato solo a screditare e diffamare Fontana, mentre nessuna parola chiara è arrivata da lui su questi presunti prestiti ad usura". "Siamo stupiti per l'esclusione dell'aggravante della premeditazione, dato che l'imputato ha nascosto il veleno nel suo furgone per tre mesi e poi l'ha usato", ha dichiarato il legale.



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